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Dal vivaio stellino all'Olimpo della Serie A2: l'ex capitano stellino Todor Radonjic parla del suo debutto da urlo coi Roseto Sharks

Pubblicato il Domenica 20 Novembre 2016 - Alma Mater

 Non è da tutti esordire in Serie A2, conquistare la partenza in quintetto base per tutte le prime 7 partite di campionato, riuscire ad essere un pezzo importante della squadra capolista solitaria del torneo facendo tornare a ribollire d'entusiasmo per la palla a spicchi una città storica della pallacanestro italiana. Del resto, anche nelle 4 stagioni vissute alla Stellazzurra Basketball Academy Todor Radonjic (nelle foto di Andrea Cusano, in maglia Roseto Sharks) ha scritto parecchie pagine importanti. Il primo straniero ad arrivare nel 2012 nell'Academy stellina, uno scudetto giovanile vinto nel campionato DNG-U19 Eccellenza, il trionfo nella tappa dell'Eurolega U18 nella nostra Arena Altero Felici e la medaglia di bronzo conquistata alle ultime Finali Nazionali U20 Eccellenza di Cantù con tanto di inserimento nel Miglior Quintetto della manifestazione tricolore brianzola.

 

E' tutto un crescendo la giovanissima carriera dell'ala piccola montenegrina classe '97, che coi suoi Roseto Sharks sta stupendo l'intera Serie A2 per l'inaspettato primo posto solitario in classifica nel Girone Est dopo le prime 7 giornate. E “Tosho”, come tutti noi stellini chiamiamo l'ex capitano, sta contribuendo al 6-1 della formazione abruzzese (striscia aperta di 4 vittorie) con 6.7 punti (con un doppio high di 10) e 8.7 di valutazione (record di 14) in 23.9 minuti di media, che ne fanno il quarto più utilizzato della squadra dal coach Emanuele Di Paolantonio, con il 39% al tiro da tre (terzo migliore di squadra con 1.3 triple segnate ad incontro su 3.3 tentativi) e un 58% ai liberi che sicuramente migliorerà vista la sua tradizionale, buona attitudine anche dalla lunetta. Per lui anche la palma di miglior scippatore di palloni degli Sharks ex-aequo con l'americano Brandon Sherrod con 1.3 recuperi di media. Cifre e mentalità che ne hanno fatto presto un idolo della curva del PalaMaggetti, pubblico dal palato fine visto che ha conosciuto fasti anche più importanti di quelli attuali e che Todor ha preso la tradizione di... innaffiare con bottigliette d'acqua per festeggiare ogni successo casalingo (nella foto sotto).

Tosho, com'è l'atmosfera a Roseto?

Sono tutti felicissimi e carichi, noi pure come squadra siamo stracontenti visto che dopo il precampionato nessuno se l'aspettava avendo perso tantissime partite. Però ora abbiamo trovato la chimica giusta della squadra e i 2500 tifosi del PalaMaggetti ci danno una grossa mano. Eppoi, è bello abitare al mare, svegliarsi e vederlo con il sole, la spiaggia, è tutto molto bello”.

Avresti mai creduto di avere subito un impatto così importante in Serie A2?

Il mio obiettivo era di giocare tanto anche salendo di categoria dalla Serie B ed in effetti il coach mi sta dando tanto minutaggio in campo. Io come sempre sto dando il massimo, venendo utilizzato da ala piccola, guardia, ala grande e anche playmaker. Ma è la difesa la parte del campo dove mi impegno di più, in attacco le cose mi vengono naturali, mi concentro più in difesa perché non voglio essere l'anello debole della squadra”.

Ma non ti ha sorpreso nemmeno un po' questo inizio stagione da sogno, tuo e della squadra?

Sì, pensavo di avere difficoltà, ma in questo mi hanno aiutato i compagni di squadra e sono riuscito a farmi trovare pronto, non soffrendo tanto il passaggio di categoria. Robert Fultz, Paolo Paci e Valerio Amoroso sono quelli che mi danno più consigli tra i compagni, il più importante che mi hanno dato è che se sbaglio durante la gara non devo mai pensare all'errore fatto ma alla partita che va avanti. Amoroso, poi, è quello con più esperienza nel nostro roster, ci trasmette tranquillità, fiducia. Cosa vorrei rubargli? Il gioco di post basso, dove lui è un mago”.

In squadra hai pure il capocannoniere dell'intera Serie A2, il rookie Adam Smith, un tipo da 30.4 punti di media... Quant'è forte?

E' il più forte americano tra tutti quelli che ho visto in campionato perché è semplicemente immarcabile. Tiratore formidabile, veloce, farne 30 di media in A2 dice tutto. Caratterialmente è un ragazzo normale, buono, sta un po' nel mondo suo ma quando c'è da far parte della squadra sta lì come tutti noi”.

Come ti trovi a giocare contro gli americani?

E' difficile, individualmente sono molto forti, però comunque con la difesa di squadra si riesce a tenerli e io fisicamente tengo botta. Ancora posso migliorare ma sono sulla buona strada”.

Le principali differenze che hai riscontrato passando dalla B all'A2?

“In A2 devi dare tanta cura ai dettagli, mentre in Serie B a volte potevi anche non farlo. Qui il livello alto e ogni dettaglio fa la differenza. Faccio un esempio banale: per poter uscire libero dai blocchi in attacco devi portare il tuo difensore sul bloccante con una precisione al centimetro”.

Oggi pomeriggio, nel big match con la De Longhi Treviso tra prima e seconda della classifica, ti ritroverai avversari due ex compagni stellini, Davide Moretti e Andrea La Torre.

“Sarà una partita molto emozionante per me, anche perché è la prima volta in carriera che gioco contro altri ragazzi del vivaio Stella. Con Andrea mi sento spesso, ma davanti al nostro pubblico contro una delle grandi favorite per la promozione in Serie A non avrò amici...”.

Il ricordo che ti è rimasto più impresso dei tuoi anni alla Stellazzurra Basketball Academy?

Mi manca la foresteria, mi mancano i ragazzi, le cose che facevamo insieme, perché comunque è molto bene vivere insieme ad una ventina di ragazzi della tua stessa età. Per quanto riguarda i risultati mi restano impressi lo scudetto U19 Eccellenza e la vittoria nella tappa dell'Eurolega sul nostro campo”.

Capitano, come ci salutiamo?

Voglio fare l'in bocca al lupo per la stagione a tutti i ragazzi della Stella e anche allo staff. Presto verrò a trovarli, ma non voglio promettere nulla. Ho visto che in trasferta la squadra di Serie B perde di brutto, ma sono ancora ragazzi giovanissimi, l'importante è che lottino sempre per quella maglietta che indossano perché devono sentirsi orgogliosi di far parte di questa famiglia. Visto che sono ancora giovanissimi, se vogliono vincere le partite devono giocare insieme, perché da soli non si fa niente mentre insieme si possono fare tante cose”.