Nella terza vittoria della Stella Azzurra, 72-68 casalingo sulla Benacquista Latina, c’è la firma indelebile di Roberto Rullo. 20 punti per la guardia nata a Lanciano il 5 febbraio 1990, che nella squadra allenata da Germano D’Arcangeli ha l’insolito ruolo di chioccia.

Ecco la sua intervista ai microfoni di Fabrizio Fabbri, Corriere dello Sport:
Rullo cosa si prova a essere il vecchio saggio del gruppo?
“Che il tempo passa. Sono stato spesso il cucciolo delle squadre dove ho giocato. Ora porto con me esperienza e una grande voglia di rivincita. Mi hanno chiamato per dare una mano a raggiungere la salvezza e questo vogliamo mettere nel mirino. La vittoria contro Latina oltre ai due punti ci dà anche un po' più di fiducia perché la strada da percorrere è lunga e tortuosa. Ora godiamoci questa vittoria e tifiamo per i ragazzi che stanno per partire per la tappa di Istanbul dell’Eurolega. Ho tutti i riferimenti per guardarmeli su internet anche se devo capire come si fa, non sono un genio della tecnologia”.
Cosa la ha spinta a accettare l’offerta della Stella Azzurra?
“Ero fermo dopo l’esperienza difficile con la Virtus Roma dello scorso anno e lo stop per la pandemia. Nella città mi ero trovato molto bene e come sarebbe possibile il contrario? Poi sono vicino alla famiglia della mia compagna e anche l’equilibrio in famiglia conta. Ho visto la loro casa, l’Arena Altero Felici, e l’aria che si respira al suo interno. Mi è sembrato di fare un salto indietro nel tempo, quando ero ragazzino e avevo lasciato Lanciano per andare alla Virtus Siena. Lì avevo il mio appartamento sopra la palestra e vivevo la pallacanestro come un sogno”.
Dire che la filosofia della squadra capitolina è come quella di una squadra di college è azzardato?
“No, il paragone calza, anche considerando l’età di quasi tutti i ragazzi che compongono la rosa. Mi piace il modo in cui si lavora. Si curano i dettagli: tecnici, fisici e anche di vita quotidiana. Devo essere sincero mi sarebbe piaciuto vivere un’esperienza simile quando ero in età da settore giovanile perché mi avrebbe migliorato in tante cose. Però in mezzo al gruppo vito tutto con entusiasmo. Per esempio se c’è doppio allenamento mi fermo a pranzare nel ristorante della foresteria. Il cuoco è…stellato”.
Quale è la strada da percorrere per salvarsi?
“Quello che abbiamo fatto contro Latina deve essere da esempio. Lo scopo era quello di restare aggrappati alla partita, quindi di commettere il minor numero di errori per evitare che l’avversaria scappasse via. Ci siamo riusciti e poi abbiamo fatto bene nella fase decisiva”.
Come si trova con D’Arcangeli?
“C’è un rapporto franco, schietto. Mi piace che dica le cose in faccia perché non ho mai amato chi ti sorride davanti e poi dietro ti tira una coltellata. Non credo mi tratti diversamente dai più giovani, Non ce ne sarebbe alcun motivo”.
Forse andate d’accoro perché non parlate di calcio.
“Lo so che Germano è un super tifoso della Lazio. Io però ho nel cuore il Milan, lascio le schermaglie da derby ai più giovani e faccio da spettatore”.
La Stella le sta restituendo una seconda giovinezza?
“Questa estate quando ero senza squadra ho vissuto un periodo snervante. Mi chiedevo quando sarei tornato ad allenarmi e l’unico obiettivo era non ingrassare. Mi mancava la quotidianità, lo spogliatoio, le partite. Poi è arrivata la chiamata della Stella. Ci è voluto poco per convincermi. Chissà che non sia una storia che avrà un seguito anche nel futuro. Mi trovo veramente bene qui, ma ora dobbiamo concentrarci sul presente”.
Tra i compagni di squadra su chi scommetterebbe per un futuro da campione?
“Fare nomi non  mai bello ma qualche parola la voglio spendere per Giordano e Visintin. Contro latina sono stati decisivi perché hanno mantenuto il giusto atteggiamento. Crescono a vista d’occhio e credo proprio che sentiremo parlare di loro molto. Così come di Thompson. E’ veramente un giocatore super”.
Cosa farà se riuscirà a portare la Stella alla salvezza?
“Sogno una serata di normalità con questi ragazzi. Una pizza, qualche birra e un po' di risate. Tutti insieme. Questo sarebbe il più bel premio per tutti”.

 

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